Etichette e riciclo del PET: perché conta la densità dei materiali
Terminata la bibita, getti la bottiglia nella raccolta differenziata. Ma cosa succede a questo punto? Quando una bottiglia in PET finisce nel cestino della raccolta differenziata, inizia un percorso industriale preciso, fatto di triturazione, lavaggio e separazione.
È in quest’ultima fase che entra in gioco un principio fisico elementare che determina se l’etichetta applicata su quella bottiglia aiuta o ostacola il riciclo: si tratta della manifestazione della densità. Capire questo meccanismo è utile per chiunque debba scegliere i materiali giusti per il proprio packaging e per le proprie etichette.
Come funziona la separazione per flottazione
Come abbiamo detto, dopo la raccolta differenziata e la selezione, il processo di riciclo meccanico vero e proprio prevede quattro fasi fondamentali: macinazione, lavaggio, separazione per flottazione e asciugatura. Il materiale così trattato è pronto per essere reimmesso nel sistema produttivo come nuova Materia Prima Seconda (MPS).
La separazione per flottazione è la fase più critica tra quelle elencate. I materiali sminuzzati vengono introdotti in una vasca d’acqua nella quale avviene una separazione fisica per galleggiamento: a seconda della loro densità, i polimeri galleggiano oppure si depositano sul fondo.
Il principio è lo stesso di una bacinella d’acqua in cui facciamo cadere diversi oggetti di diversi materiali: ciò che pesa meno galleggia, ciò che pesa di più affonda. La densità dei polimeri oscilla generalmente tra 0,90 e 1,40 g/cm³: PP, LDPE e HDPE hanno densità inferiore a 1 g/cm³ e galleggiano, mentre PET e PVC, avendo densità superiore, si depositano sul fondo della vasca. E così possono venire separati facilmente.
PET, PP e PE: compatibili o no?
Ma quindi questa differenza di densità è una buona notizia per il riciclo delle bottiglie in PET? Possiamo dire di sì- Nella vasca di flottazione, i flake di PET finiscono sul fondo, mentre i tappi in PE o PP e le etichette rimangono sulla superficie dell’acqua e possono quindi essere recuperati separatamente.
In altre parole, PP e PE sono naturalmente compatibili con il processo di riciclo del PET proprio perché si comportano in modo opposto nell’acqua: galleggiano mentre il PET affonda. In estrema sintesi, nel riciclo delle bottiglie in PET, le scaglie di PET finiscono sul fondo e vengono raccolte, mentre i contaminanti come i tappi in PP/PE galleggiano e vengono rimossi separatamente.
Questo rende le etichette in PP o PE particolarmente adatte alle bottiglie in PET: anche se si staccano durante la macinazione, vengono separate automaticamente nella vasca di flottazione senza compromettere la purezza del materiale riciclato.
Cosa succede se le etichette non sono progettate nel materiale corretto per garantire la separazione? Possono verificarsi diversi problemi, legati alla contaminazione del PET riciclato: si può infatti arrivare a una riduzione della qualità del materiale finale, oltre che a un aumento dei costi di selezione e trattamento. In alcuni casi, anche piccoli elementi non compatibili possono compromettere interi lotti di materiale, rendendo il riciclo meno efficiente o addirittura non economicamente sostenibile.
Quando l’etichetta diventa un problema
Guardiamo più da vicino l’abbinamento delle diverse tipologie di polimeri. Non tutti i materiali si comportano allo stesso modo, come abbiamo visto: il PVC è considerato un contaminante “killer di lotti” nel riciclo del PET. Questo perché causa problemi di degradazione alle temperature di lavorazione tipiche di questo polimero, e le linee guida del settore indicano soglie di tolleranza molto basse per quanto PVC può essere presente nel materiale riciclato senza comprometterne la qualità.
Anche le etichette in materiali diversi dal PE o PP possono creare difficoltà. Etichette e colla, carta o pellicola con adesivi, riducono la trasparenza del materiale riciclato, aumentano i residui e gli odori e complicando il lavaggio a caldo.
Infine, c’è un altro rischio da non sottovalutare: quello dei materiali con densità simile al PET. È necessario non mescolare il flusso di un materiale con altri che hanno la stessa densità, altrimenti la separazione per flottazione risulterà molto complessa.
Si possono quindi combinare diversi tipi di polimero per realizzare un pack green? La risposta fortunatamente è sì, ma è necessario studiare attentamente il progetto. La scelta del materiale dell’etichetta non è solo una questione estetica o di resistenza meccanica. È una decisione che ha conseguenze dirette sulla riciclabilità dell’intero pack. Come abbiamo visto, un’etichetta in PP o PE applicata su una bottiglia in PET si comporta bene nella vasca di flottazione: galleggia mentre il PET affonda, e i due materiali si separano senza troppe complicazioni, mentre un’etichetta in PVC, che è un polimero denso, può invece compromettere l’intero lotto di riciclo, vanificando il lavoro della raccolta differenziata e, con esso, le promesse di sostenibilità scritte sull’imballaggio.
È per questo che noi di Vico Etichette analizziamo attentamente il tuo progetto e l’intero ciclo di vita del tuo pack, senza limitarci a fornirti un’etichetta qualunque.
Il nostro Green Label Lab è esperto di compatibilità tra materiali, e quindi selezioniamo per te sempre una materia prima che faciliti la separazione o il riciclo delle tue confezioni, se vuoi un packaging più sostenibile. Secondo noi un’etichetta ben pensata non si limita a comunicare il prodotto, ma promuove anche la seconda vita del suo pack.
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Fabrizio Bonaccorso
CEO Vico Etichette
Cresciuto professionalmente all’interno dell’etichettificio, ha iniziato dal magazzino per conoscere a fondo materiali e supporti, passando poi alla produzione e alla gestione dei processi. Un percorso completo che gli ha permesso di sviluppare una visione concreta e orientata alla soluzione dei problemi.
Oggi mette questa esperienza al servizio dei clienti, progettando etichette personalizzate ed efficienti, con un’attenzione costante alla sostenibilità. La sua formazione è il risultato di anni di pratica sul campo e dell’eredità professionale trasmessa dal fondatore dell’azienda, suo padre.

