Etichettatura ambientale: una proposta europea
Negli ultimi anni l’etichettatura ambientale degli imballaggi è diventata uno strumento centrale per guidare i cittadini verso una corretta raccolta differenziata. Tuttavia, in Europa questo sistema si è sviluppato in modo frammentato: ogni Stato membro ha adottato soluzioni diverse, spesso difficili da comprendere per chi si muove tra Paesi differenti e complesse da gestire per le aziende che operano su più mercati.
È in questo contesto che si inserisce la proposta europea per un sistema armonizzato di etichettatura ambientale, elaborata dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea come supporto tecnico all’attuazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).
Il Joint Research Centre è il braccio scientifico della Commissione europea: traduce dati, ricerche e comportamenti reali in basi tecniche solide per le future norme UE.
Nel caso dell’etichettatura ambientale degli imballaggi, il JRC ha il compito di studiare come i cittadini interpretano colori, simboli e testi, valutare l’efficacia dei diversi sistemi nazionali e infine proporre un sistema armonizzato basato su dati scientifici e comportamentali.
Perché un sistema armonizzato?
Il nuovo Regolamento europeo PPWR Packaging and Packaging Waste Regulation sugli imballaggi prevede esplicitamente la necessità di superare la frammentazione dei sistemi nazionali di etichettatura, ritenuta un ostacolo sia alla comprensione da parte dei consumatori sia all’efficacia dei sistemi di riciclo.
Secondo quanto riportato dal JRC, l’attuale varietà di simboli, testi e indicazioni di smaltimento genera confusione e riduce la qualità della raccolta differenziata. L’obiettivo della proposta è quindi fornire istruzioni chiare, riconoscibili e coerenti in tutti gli Stati membri, facilitando il conferimento corretto dei rifiuti da imballaggio.
Questa attività rientra nel mandato affidato alla Commissione europea dal PPWR, che prevede l’adozione di un atto di esecuzione dedicato all’etichettatura armonizzata entro il 12 agosto 2026.
La proposta tecnica del Joint Research Centre
Il Joint Research Centre ha sviluppato una proposta basata su un ampio lavoro di ricerca, che ha combinato analisi documentali, workshop con cittadini e stakeholder, sondaggi online e studi comportamentali. Secondo quanto dichiarato dallo stesso JRC, il percorso ha coinvolto oltre 25.000 cittadini e circa 250 stakeholder, con l’obiettivo di testare comprensibilità, efficacia e fattibilità pratica del sistema.
Il modello proposto si fonda su un sistema visivo armonizzato, basato sull’uso combinato di colori e pittogrammi, da applicare sia sugli imballaggi immessi al consumo sia sui contenitori per la raccolta dei rifiuti. In totale, la proposta prevede undici colori e ventiquattro pittogrammi, associati alle diverse tipologie di materiali e di rifiuti da imballaggio.
Un elemento chiave della proposta è la scelta di identificare il materiale dell’imballaggio, piuttosto che il flusso di raccolta locale. Questa impostazione mira a rendere il sistema valido a livello europeo, pur lasciando agli Stati membri la gestione operativa dei servizi di raccolta.
Dal punto di vista del design, il layout elaborato dal JRC è composto da quattro elementi principali: pittogramma, colore, testo e forma dell’etichetta.
Non tutti questi elementi sono però considerati obbligatori in ogni contesto. In particolare, il JRC propone l’uso obbligatorio del colore sui contenitori per la raccolta, mentre sugli imballaggi il colore potrebbe essere facoltativo, per tenere conto di vincoli tecnici, produttivi e di branding. Non è invece prevista l’indicazione obbligatoria dei codici alfanumerici dei materiali, presenti oggi in alcuni sistemi nazionali, come quello italiano.
La proposta include anche categorie specifiche per materiali meno tradizionali, come ceramica, tessuti, imballaggi compostabili e, soprattutto, imballaggi compositi a base cellulosica, cioè quelli costituiti prevalentemente da carta o cartone ma accoppiati ad altri materiali come plastica o alluminio. Il sistema proposto utilizzerebbe un unico colore per questa ultima categoria, articolata in tre sottoclassi in base alla percentuale di fibre cellulosiche presente nell’imballaggio (più specificamente: cartoni per bevande, contenuto in fibre compreso tra 85 e 95% e tra il 50 e 85%). Tuttavia, il modello “potrebbe sollevare preoccupazioni nei negoziati sull’atto di esecuzione”, come ammette il JRC, in quanto non tutti i Paesi trattano questi imballaggi allo stesso modo, e trovare una soluzione che tenga conto sia della composizione sia delle pratiche locali è uno dei nodi ancora aperti.
La sfida di un sistema di etichettatura che tenga conto della composizione degli imballaggi e delle diverse pratiche di smaltimento per tutta l’Europa non è affatto banale da risolvere. Infatti non esistono ancora testi normativi ufficiali su questo sistema studiato dal JRC: si tratta di una proposta tecnica che fungerà da base per l’atto di esecuzione che la Commissione deve adottare entro il 12 agosto 2026 ai sensi del PPWR. Ad ammettere che la strada è ancora lunga è lo stesso centro di ricerca, che nell’abstract dello studio spiega: “In modo significativo, il documento evidenzia inoltre le criticità individuate, i compromessi che si sono resi necessari e la necessità di ulteriori sviluppi futuri, alla luce della complessa interazione tra requisiti normativi, preferenze di cittadini e stakeholder esperti, limiti pratici e buone pratiche emerse dalla ricerca comportamentale e dal design”.
Perché l’etichettatura ambientale europea riguarda la tua azienda
Per l’Italia, l’armonizzazione europea dell’etichettatura ambientale rappresenta un passaggio delicato. Il nostro Paese ha infatti introdotto un sistema obbligatorio di etichettatura ambientale dal 2023, basato prevalentemente su indicazioni testuali e sull’uso dei codici dei materiali.
Il futuro atto di esecuzione europeo potrebbe richiedere un riallineamento della normativa nazionale, con effetti non solo sui produttori e sugli utilizzatori di imballaggi, ma anche sui consorzi di filiera e sui gestori del servizio pubblico di raccolta, chiamati a garantire coerenza tra etichette, sistemi locali e comunicazione ai cittadini.
Ma quindi un’etichettatura europea avrebbe dei vantaggi o no? Dal punto di vista ambientale, la proposta europea per un sistema armonizzato di etichettatura ambientale rappresenta un passaggio strategico nel percorso verso un’economia circolare.
Le normative che definiscono l’etichettatura dei prodotti e degli imballi sono complesse e articolate. Ogni azienda che opera sul mercato deve avere una visione complessiva delle norme in vigore in Italia e in Europa, che possono essere riviste e modificate anche con frequenza.
Come fare, quindi, per essere certi di essere sempre in regola? È necessario affidarsi a un etichettificio esperto: noi di Vico Etichette affianchiamo i nostri partner non solo nella progettazione e nella realizzazione di etichette altamente customizzate, ma anche offrendo una consulenza che tenga conto delle normative di riferimento e dei loro aggiornamenti.
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Fabrizio Bonaccorso
CEO Vico Etichette
Cresciuto professionalmente all’interno dell’etichettificio, ha iniziato dal magazzino per conoscere a fondo materiali e supporti, passando poi alla produzione e alla gestione dei processi. Un percorso completo che gli ha permesso di sviluppare una visione concreta e orientata alla soluzione dei problemi.
Oggi mette questa esperienza al servizio dei clienti, progettando etichette personalizzate ed efficienti, con un’attenzione costante alla sostenibilità. La sua formazione è il risultato di anni di pratica sul campo e dell’eredità professionale trasmessa dal fondatore dell’azienda, suo padre.

